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giovedì 17 gennaio 2013

SE VUOI VINCERE ....





SE  VUOI  VINCERE …..

Con  abilissima strategia aveva attuato quella che, ai tempi di Ochetto, si sarebbe definita una poderosa macchina da guerra (elettorale). Dando fiducia a quella che –tutto al più -  poteva considerarsi una semplice indiscrezione giornalistica europea, sfornita di ogni base verificabile: lo spread. Innalzando – metaforicamente – la bandiera dell’ SOS, segnale di imminente pericolo in vista. Che, contemporaneamente, Gli ha consentito di strizzare  l’occhio ripetutamente  alla destra ed alla sinistra, (pur esplicitandone la loro inutilità gestionale)  ed in compenso ricevendone ambigue manifestazioni di sostegno ed appoggio. Ed altresì grati, personali riconoscimenti europeistici. Ma adesso tutti sembrano prenderne le distanze. La stessa “Stampa” nell’articolo di fondo del 18/1 (Repubblica non è da meno con l’articolo “Ma adesso il PD si riprenda la scena”) Lo rimprovera di essere “salito in politica e di non essere rimasto al livello del mare” Onde evitare che  la”classe media tartassata torni a rifugiarsi in massa sotto le insegne dell’astuto pifferaio”. C’è una spiegazione a tutto ciò ?. Forse si. E si rinviene in un antico, misconosciuto, dai più, proverbio kossovaro: “Se vuoi vincere corri, corri, ma non correre troppo. E non sorpassare gli altri” (o, almeno, non darne l’impressione). (Le aggiunte tra parentesi sono di BW).

Bluewind

domenica 16 dicembre 2012

NULLA E' (come sembra voler essere)


NULLA  E’ (come sembra voler essere).

Con una felice intuizione l’Articolista di prima pagina (de La Stampa del  16/12 us.) rivela che parte di noi vivono quasi affogandosi in un mondo fatto di “brodini caldi per anime intirizzite” (trattasi dei nuovi ZOMBIES, per i quali, per quanto li riguarda, la fine del mondo è già avvenuta, da tempo). Anche se  il mondo, almeno quello che si conosceva, è in effetti già venuto meno con la “crisi del modello materialista che ha dominato il novecento” (è sempre l’Articolista che lo afferma) e che è stato sostituito (questo è BW che lo ritiene) da un nuovo modello di capitalismo che potrebbe definirsi  “capitalismo sociale” (Apparentemente egalitario, etico, partecipativo, democratico alla “pace e bene”). E cioè da un modello di gestione statale che dà l’illusione di provvedere e di pensare a tutto ciò che potrebbe accadere. E che si occupa (cronaca docet) dell’educazione dei figli, che vengono sottratti alla famiglia in caso di incapacità (vera o presunta) di quest’ultima di adempiere all’anzidetto compito (anche nel caso di incolpevole precarietà economica), e fino al punto di ipotizzare (tempo verrà, ma se ne stà già discutendo al Parlamento) una futura assicurazione obbligatoria (aggiuntiva degli altri numerosi oneri fiscali e parafiscali) per consentire di risarcire i danni di eventuali alluvioni e terremoti….Il tutto all’insegna dell’ecologia, della solidarietà e di quant’altro della stessa od analoga tipologia. Si tratta di finalità condivise dalla maggior parte della collettività e dalla totalità delle parti politiche e sindacali. Che sembrano ignorare che trattasi di iniziative aventi una duplicità di fini..Tra i quali quelli che vengono dichiarati fini principali sono in realtà i sottostanti fini secondari. Pertanto, visti i consensi, trattasi di un tipo di capitalismo che è estremamente problematico demolire o trasformare. Poiché da ogni tentativo9 in tal senso può derivare una riprovazione generalizzata. E, conseguentemente, una messa al bando di chi intenda, con la propria critica, mettere in forse l’ordine costituito (ed i suoi cantori). Ed allora : evviva il Capitalismo sociale ! (Avanti il prossimo !) (Il bravo Bersani afferma che Monti non lo preoccupa affatto. (Ma se è ciò che effettivamente pensa) dovrebbe invece preoccuparlo, perché sembra Gli stia tagliando, con il rispetto delle forme, l’erba da sotto i piedi. Eccezionale la battuta di Jena, sempre su la Stampa del 16/12 us: “Prima Berlusconi, adesso Monti; un popolo di santi, di poeti e di masochisti”.

Bluewind

lunedì 3 dicembre 2012

IN ATTESA DI MIGLIOR FORTUNA...


IN ATTESA DI MIGLIOR FORTUNA

Nelle “primarie” recentemente conclusesi  ha vinto non già l’Italia del sussiegoso doppiopettismo, del tecnicismo (per sua stessa tipologia, incapace di risolvere i problemi  della sopravvivenza collettiva), l’Italia del gadget, dell’informatica applicata non alla semplificazione delle procedure (ma al suo contrario), l’Italia del giovanilismo male inteso. Ha vinto un’Italia social popolare. (consociativa).Quella che già da tempo conosciamo, attraverso l’attuale letteratura, l’attuale livello delle conduzioni televisive di successo, l’ossequioso rispetto per ciò che non è quello che dovrebbe essere, l’Italia dell’attuale Welfare, del perbenismo della gente comune, l’Italia del lavoro (e che strizza l’occhio alle  imprese) nonchè delle più tipiche tradizioni familiari, basate sulla cooperazione dei suoi componenti e sulla loro reciproca compartecipazione. L’Italia non delle famiglie allargate, l’Italia del laicismo “quel tanto che basta”.

Passando ad altro argomento ed osservando le splendide immagini  delle edificazioni di Samarcanda (Ubzekistan) sorge spontaneo chiedersi cosa rimarrà del nostro tempo come traccia tangibile, culturale della nostra esistenza (collettiva). Forse la discussa edicola di R.Meier che copre l’Ara Pacis a Roma o l’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano al Villaggio Olimpico (di Roma), definito “bacherozzo” ? Forse non rimarrà proprio nulla che costituisca la tangibile riprova di una nostra sopravvivenza collettiva che non sia stata solo un’incidente di percorso ed un puro e semplice vegetare…in attesa di miglior fortuna.

Bluewind